lunedì 27 giugno 2016

Dedicato agli imbecilli che credono che Renzi sia buono e moderato.

La Bandiera della Somalia, dal 1954. La Somalia è la terra della autrice della lettera che riportiamo qui integralmente, una sostenitrice sincera di Renzi, immensamente delusa e preoccupata dal vero volto di questa gente.
La Somalia era una terra relativamente tranquilla, che nonostante una spietata dittatura sotto Siad Barre, aveva un senso, ed una dignità. Ma era troppo vicina all'orbita Sovietico-Russa, ed appena crollò il muro, i servizi segreti della NATO e del Reich fecero l'impossibile per destabilizzarla e ridurla ad un cumulo di macerie. L'obiettivo degli americani nel mondo è semplice "o con noi o meglio che venite distrutti", lo hanno fatto con la Somalia, lo hanno ripetuto con l'Iraq, con la Libia, e con la Siria. 


Sappiamo che molti geni della politica oltre a credere a Biancaneve e i sette nani, al bianconiglio, a babbo natale, credono che Matteo Renzi e la sinistra italica siano buoni al servizio dei buoni. È non come diciamo noi, com'è in realtà, degli spietati e lucidi calcolatori, servi docili e fedeli del ripugnante Quarto Reich che per mantenere l'egemonia sull'Europa e per estendersi come un tumore al resto del mondo non disdegna di vendere l'anima al diavolo.
Il diavolo è l'Islam in questo caso.
Leggete la lettera di questa somala moderata convinta finona poco fa della buona fede dei collaborazionisti di Renzi.

Caro segretario Matteo Renzi,

mi chiamo Maryan Ismail, cittadina italiana di origine somala, iscritta al PD, fondatrice del Circolo PD Città Mondo e componente della segreteria metropolitana milanese. Sono attivista e appassionata della politica al servizio dei più deboli. Con entusiasmo ho partecipato ad alcune edizioni della Leopolda e la forza delle tue idee mi ha fatto sentire parte di un percorso di rinnovamento necessario per il nostro Paese.

Sono mussulmana, laica e progressista. Mi considero parte di un Islam numericamente maggioritario, purtroppo finanziariamente inesistente e dunque totalmente inascoltato. Siamo chiamati a palesarci solo per fatti riconducibili al terrorismo islamico. Non siamo neanche iconograficamente pittoreschi: veli e barbe non sono nostri segni distintivi.

Sebbene il nostro potere contrattuale con le istituzioni milanesi sia tendente allo zero, non perdiamo occasione per urlare la nostra contrarietà alla visione ortodossa di un Islam dove politica e religione sono profondamente intrecciate, identificabile in quel wahabismo della Fratellanza Islamica promosso da varie sigle nazionali e territoriali come UCOII e la milanese CAIM. Il “riformismo” spesso sbandierato da essi non significa rinnovamento bensì restauro della purezza delle origini ossia di una ortodossia ultraconservatrice.

Purtroppo il segretario del PD milanese Pietro Bussolati e l’assessore Pierfrancesco Majorino hanno scelto di sostenere con forza la candidatura dell’indipendente Sumaya Abdel Qader, sociologa mussulmana ortodossa, responsabile culturale del CAIM che ora siede a pieno titolo in Consiglio Comunale.

Nonostante le perplessità espresse anche da Emanuele Fiano a fronte delle forti ambiguità di alcune dichiarazioni dell’allora candidata, il sindaco Sala ha più volte dichiarato che sarà lei l’interlocutrice per la costruzione della controversa Moschea di Milano, avversata da tutte le comunità islamiche cittadine che non si riconoscono nel CAIM.

Dunque, il PD milanese ha scelto di interloquire con la parte minoritaria ortodossa ed oscurantista dell’Islam, chiudendo il dialogo alla parte positiva e progressista che esige la separazione tra politica e religione e sostiene il ruolo della donna mussulmana in un’ottica di consapevolezza dei propri diritti e doveri di cittadina. Ancora una volta, le anime dell’Islam moderno, plurale e inclusivo non sono state ascoltate.

Anche se la delusione è amarissima, continuerò a battermi perché così non debba essere. Da militante e da quadro di partito non posso accettare di condividere uno spazio politico che avvalla esclusivamente un’ideologia ortodossa che ci impone di sottoporci ad un Islam politico. Non posso farlo anche per storia personale: mio fratello Yusuf Mohamed Ismail, ambasciatore somalo presso le Nazioni Unite a Ginevra ha perso la vita per mano degli Al Shabab proprio per il suo impegno contro l’Islam politico e ideologico.

So con certezza che saremo noi inascoltati e invisibili moderati a narrare un Islam compatibile con una città moderna e cosmopolita come Milano. So con altrettanta convinzione che insieme a tanti altri cittadini di buona volontà saremo gli artefici di una nuova coesione sociale dove la dimensione religiosa apparterrà esclusivamente alla sfera spirituale e non si insinuerà con imposizioni e forzature nel convivere civile. Se poi altri mi considereranno “diversamente” musulmana, non sarà un mio problema.

Constato con rammarico che le tue belle idee di rinnovamento politico e sociale che tanto mi avevano coinvolta, a Milano si sono tristemente schiantate. Per questo e per le scelte inopinate del PD milanese mi dimetto da tutti i ruoli e riconsegno la tessera. Sono sicura che da libera cittadina, svincolata dai lacciuoli di bassissimi equilibri locali di partito, potrò promuovere l’Islam in cui credo e che mi appassiona tramite il dialogo e lo scambio con i miei concittadini per ottenere l’attenzione e il rispetto che la mia religione si merita.

Con immutata stima,
 Maryan Ismail

1 commento:

  1. Cosa vuoi commentare di più? ovviamente risposte non ce ne saranno e il caso si sgonfierà così Pinocchio sta tranquillo e l'islam radicale sogghignerà contento: caro Pinocchio, non ti preoccupare che non sarai trattato diversamente da noi quando verrà il momento!

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