giovedì 9 giugno 2016

MANI PULITE: ANCHE DE BENEDETTI FU COINVOLTO PER AVER DISTRIBUITO TANGENTI PER 10 MILIARDI



Nella stagione di MANI PULITE l’Ingegnere venne coinvolto con l’accusa di corruzione per la fornitura di telescriventi obsolete alle Poste.
Informato chissà come (?!) dell’indagine in corso,
si presenta ad Antonio Di Pietro e gli consegna un memoriale nel quale ammette di avere pagato tangenti per oltre 10 miliardi di lire allo scopo di vendere alle Poste un grandissimo numero di telescriventi ormai inservibili perché erano ormai in uso i Telefax, molto più pratici e veloci.
De Benedetti dà però la colpa ai dirigenti Olivetti e dichiara di sentirsi semmai una vittima della concussione dei partiti e, stranamente, Di Pietro accetta questa sua spiegazione.
Si fa poi intervistare dal “suo” Espresso, vantandosi con queste parole: «Fino ad oggi sono l’unico presidente di un gruppo italiano che si sia assunto personalmente la responsabilità di un numero di casi circoscritti e limitati, e non di una prassi aziendale».
Si scoprirà poi che la commessa di telescriventi riguardò non solo le Poste ma anche le Ferrovie pagando dal 1989 al 1991, ai dirigenti ministeriali e ai partiti una bustarella del 6% sui 168 miliardi di lire incassati per una lunga serie di forniture: in totale 11 mila telescriventi e quasi 9 mila stampanti di cui non c’era praticamente bisogno (oltre 3 mila in quel momento erano ancora imballate).
Aggiungo che quelle commesse riguardarono non solo Poste e Ferrovie ma tutta l’Amministrazione Pubblica: ricordo infatti che anche nell’Amministrazione in cui lavoravo arrivarono telescriventi, stampanti e macchine da scrivere che rimasero imballati negli scantinati e non vennero mai usati perchè superati dai computers e dai Telefax.
Tornando all’Ingegnere, dopo sei mesi dall’interrogatorio di Di Pietro la Procura di Roma che aveva continuato ad indagare chiede l’arresto dell’Ingegnere che dapprima si rese irreperibile e fu poi interrogato dal pm Maria Cordova nella stanza dei colloqui del carcere di Regina Coeli. Anche a lei tentò di dare le stesse giustificazioni accettate da Di Pietro ma questa volta la Cordova non si fa ingannare e solo per un soffio o per l’intervento di qualcuno che sedeva su un Colle evita la prigione ottenendo gli arresti domiciliari nella sua lussuosa casa romana.
Sapete come titolarono il fatto i giornalisti dell’Espresso? «De Benedetti a Roma».
mv





1 commento:

  1. Mi sembra del tutto evidente, che i Tribunali Speciali del Regime Sovietico Italico, che operano per abbattere le persone ritenute ostili o sgradite al Regime servo del Reich, agiscono con astuzia. Quindi una volta che sono stati rimossi gli avversari come Berlusconi, per darsi una parvenza di normalità e stordire quei fessi (peraltro in calo costante) che abboccano alla storiella dell'Italia stato democratico e della Giustizia equa ed imparziale, allora quando si sono assicurati che le condanne Speciali sono state tutte eseguite, ed il Regime ha rimosso ogni avversario e dissidente che riteneva un pericolo per la sua esistenza, allora passa di nuovo in modalità "Ordinaria" e simula in tutto e per tutto il comportamento da Tribunale che vuol fare giustizia, e chi non è più necessario al Regime, o semplicemente scegliendo a caso tra i propri ranghi, sacrifica qualcuno per tenere in piedi tutta la penosa e perversa finzione. Adesso Carlo De Benedetti, che ormai è fuori dai giochi per raggiunti limiti di età, ed è comunque intoccabile visto che risiede stabilmente in Svizzera, viene "sfiorato" dalla mano del Tribunale. Si tratta di una patetica e fastidiosa messa in scena.

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