venerdì 22 luglio 2016

Ecco il cosiddetto contributo musulmano alle scienze (di Fabrizio Baldi )

Pubblico questo articolo di mio marito
"Da ingegnere, ed anche insegnante (e dicono di buon livello) di discipline matematiche devo sopportare ogni volta stuoli di Acusmatici (il termine Pitagorico per indicare il pubblico uditorio, che per definizione è ignorante, che contrappone a Matematici, invece coloro che sanno e possono divulgare), che vorrebbero farmi la lezioncina sul "fondamentale contributo dato dall'islam nel campo della matematica e dei numeri".
Ecco, vi dice proprio male. Solo a questo gli arabo islamofili si potevano in qualche modo disperatamente aggrappare. Ma è una bufala clamorosa. Dovuta da un lato a schietta ignoranza, dall'altro a malafede propagandistica dei progressisti che vorrebbero conferire dignità all'Islam in qualche modo.
Basta accedere ad una paginetta di Wikipedia per leggere due cose chiarissime.
1. I numeri "arabi" non sono affatto arabi! Gli stessi arabi li definiscono "Al hindiyya" ossia numeri indiani. Essi vengono messi a punto in India tra il 400 a.c. ed il 400 d.c., peraltro i primi tre glifi sono I II e III come nei numeri Romani. Solo che il II e III essendo ruotati poi alla maniera indiana saranno legati e diventano un unico segno, per cui "2" non è altro che un "Z" leggermente stondato per non confonderlo con il simbolo dell'alfabeto latino. E "Z" detto grossolanamente non è altro che due zeppettini "II" come in uso presso i Romani solo legati da un segno trasversale di continuità. Ovviamente la stessa cosa vale per il 3, li vedete a occhio i tre bastoncini legati immagino. Il numero 4 non è molto diverso dai segni che usavano greci o etruschi, esso è il "+", che rende una legatura in alto a sinistra, sic et simpliciter.
2. Lo zero, 0, la "grande invenzione araba", tant'è che gli arabi stessi quando sono di buon umore ci ironizzano "abbiamo inventato lo zero e siamo rimasti là ", è anch'esso roba indiana. Ovvio.
3. Gli arabi musulmani hanno continuato fino ad epoca recente ad utilizzare il sistema di numerazione babilonese, quindi manco quello arabo. E allora sti numeri arabi? Li usavano quei tre o quattro matematici e dotti, gran parte dei quali non erano nemmeno arabi, quando venivano costretti a prezzo della vita, a trovare dei modi per orientare ste moschee in direzione della Mecca, una cosa da lambiccarsi il cervello. Sti poveracci dovevano fare calcoli sulle posizioni di stelle e pianeti, ed avendo saputo che i colleghi indiani si trovavano discretamente con questo sistema e dovendo eseguire operazioni complesse decisero di mollare Babilonia per l'India.
4. I cosiddetti grandi matematici arabi che diedero al mondo i numeri arabi sono sostanzialmente due. Al Kwarizhmi, che non è arabo manco per niente, infatti è un persiano di Transoxiana, islamizzato ed arabizzato, il quale ha il merito di trasferire dall'India al mondo arabo le "cifre", e di dare al mondo parole come Algoritmo  (dal suo nome che se conosco un poco bene l'arabo vuol dire "originario di Kwarizhm" ossia la sua regione di origine il Korazhm o Qorazhm una regione oggi in Uzbekistan, non lontanissima da Samarcanda), ed Algebra  (dalla parola "Al jabr"), e non era nemmeno islamico! Le sue "nisba" ossia gli attributi genitivi e locativi che fanno parte integrante del cognome arabo, sono Al Kwarizhmi ed Al Majusi, ossia "il Mago" o "Magio" come i Re Magi, che erano sapienti Zoroastriani.
Il secondo è Al Kindi, noto in occidente come Alchindus o Alchindo, che operò a quanto pare a stretto contatto con Al Kwarizhmi nello stesso "Studio", Al Bayt Al Hikmah (la casa del sapere), a Baghdad e si limitò ad una opera, per quanto notevole, di trascrizione e traduzione in arabo delle opere di scienza e filosofia greche e romane. Un copiatore insomma.
Il fatto che il luogo ove queste due mosche bianche operarono, alla corte di un califfo, si chiamasse "la casa del sapere", ci dice tutto. In altre parole, qualche cosa lì la rimediavi ed altrove era tenebra, islamica per giunta. Quindi non è che l'islam fosse colto mentre l'Europa che era certamente in preda alla tenebra altrettanto fitta della barbarie germanica cristiana medievale fosse nell'ignoranza. Entrambi erano luoghi ottenebrati dall'ignoranza data da monoteismi oscurantisti. Ed in preda a barbari, germanici o arabi che fossero. Ed ogni tanto di rado, un'isola di conoscenza, un'oasi del sapere. Classico, romano, greco, o indiano. Tutto qua.
Vale ancora la pena sottolineare che questi scienziati che operavano sotto "tutela" islamica non erano delle ricche e rispettate celebrità come la propaganda vorrebbe farci credere. Soprattutto Al Kwarizhmi che era pure infedele avrà dovuto sputare sangue, lavorare duramente a rischio della vita per il suo padrone arabo musulmano.
Riassumendo.
Se arriva qualche sapientino progressista a dirvi che i musulmani però, almeno i numeri arabi, ce li hanno dati, ricordategli che i numeri Indiani li ha trasmessi all'Occidente uno Zoroastriano Persiano originario della Via della Seta.
Ma di che stamo a parlà?"

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