giovedì 14 luglio 2016

I "superpoteri" di Madre Chiesa

Il comportamento odioso di questo papa ci induce ad una riflessione sul potere della Chiesa di Roma, e sull'origine di tale potere.
Fermo restando che fin dalla notte dei tempi i Sacerdoti dei vari culti, e prima ancora gli Sciamani, hanno sempre goduto di grande rispetto entro le loro comunità, per via del loro presunto "rapporto privilegiato" col Divino, col mondo degli Dei, riuscendo a farsi strada tra gli uomini in virtù di questo loro presunto potere, con la Chiesa Cristiana di rito Cattolico Romano Apostolico, cresciuta come un parassita sulle spalle dell'impero Romano, questo viene reso ancora più  forte, feroce, spietato, ed insostituibile.
Il mito del potere venuto da un dio inizia con la storiella di papa Leone che avrebbe fermato Attila il capo degli Huang Nu, gli Unni, una tribù turcomongola venuta a dare manforte ai loro degni amichetti germanici per distruggere Roma.
La storiella racconta di questo omino debole e disarmato che col potere della chiacchiera riesce a fermare un ferocissimo barbaro che avrebbe distrutto la penisola.
Non dubitiamo dei giochi di prestigio dei preti. Erano e sono tuttora abilissimi nello sfruttare le debolezze dell'uomo, la sua ignoranza e superstizione, e soprattutto la paura della morte, illudendolo che se seguirà il suo consiglio e solo in quel caso, arriverà ad una condizione di favore dopo morto. Ed è quindi possibile che il barbaro mongolo, anch'esso come ogni essere umano, specie quando diventa molto potente, abbia fatto un pensierino sulla immortalità.
Si perché il prete ti fotte con la promessa di vita eterna. Se fai quel che ti dico, vivrai per sempre, e molto meglio di ora. Se non lo fai, morirai per sempre, anzi peggio, sarai per sempre in eterno dolore, terribile prospettiva non trovate?
Forse il papa Leone avrà parlato del dopo morte ad Attila, gli avrà spiegato "scientificamente" che un tale dopo morto è risorto solo perché lo aveva deciso un dio superpotente, anzi onnipotente.
Forse Attila uno dei tanti, ha abboccato, o forse più semplicemente, il papa avrà raccolto e dato a costui una piccola parte del bottino di cui già all'epoca dei fatti, il 400 d.c., la Chiesa di Roma aveva fatto incetta, estorcendo i beni dei credenti in cambio di questa promessa succulenta di immortalità.
Fatto sta che questo contribuisce ad alimentare il mito dei superpoteri dei preti cristiani, derivanti dal dio Jahvè.
E così arriviamo al Paradosso Medievale.
Nel medioevo, un uomo forte, deciso, robusto, determinato, poteva a forza di lottare, riuscire a spianarsi a suon di battaglie e tornei vinti, la strada verso una brillante carriera militare. Poteva, dapprima essere investito cavaliere, secondo dei criteri provenienti dai barbari dominatori dei secoli bui, poi man mano salire gradini, ma, una volta arrivato in cima, che fosse granduca o principe, gli veniva detto che sarebbe finalmente stato a non troppa distanza come potere da un omino vestito di bianco o di porpora col cappello ed un bastone da pastore.
In altre parole ti facevi coi fatti un mazzo così mentre un ecclesiastico otteneva il tuo stesso potere usando la scorciatoia data "da dio". Potevi rischiare la tua vita ogni giorno sul campo di battaglia, e poi se sopravvivevi, arrivare sempre più in alto, nel migliore dei casi, eccezionalmente. Oppure potevi indossare una tonaca, farti i tuoi porci predicozzi, mangiare e bere a crepapelle (pensate ai prelati e papi che fanno bella mostra di se nel girone dei golosi nell'inferno di Dante ), essere debole, gracile, mingherlino, e a suon di benedizioni e di non si sa quali altre furbate, arrivare a divenire cardinale ed essere sullo stesso livello di un grande combattente.
Questo è il paradosso che ci dovrebbe fare riflettere sui criteri con cui alcuni individui si pongono al di sopra degli altri uomini.
AVE
Uno schemino di scuola superiore su "la lotta per le investiture". Tutto il medioevo è pieno di scontri tra un potere derivante dalla forza militare ed uno derivante dalla "forza spirituale", in altre parole, dal nulla

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