lunedì 5 settembre 2016

Gli italiani, un popolo di morti viventi

Negli scorsi giorni mi è capitato di vedere in tv un film, "Pasolini, una storia italiana". In cui un parterre de roi di attori di sinistra, da Nicoletta Braschi la moglie di Benigni, a Fassari, per arrivare persino a Nanni Moretti, nei panni di un giudice  (uno dei suoi sogni proibiti).
In questo film viene ancora una volta presentata la classica propaganda comunista, ma con degli spunti che ai kompagni si ritorcono contro.
In questo articolo infatti proprio noi di Ribellione Nazionale, senza conoscere i dettagli delle indagini, che con così tanta meticolosa ricostruzione gli autori del film presentano, eravamo giunti alla stessa conclusione degli inquirenti. Pasolini venne ucciso da varie persone.
Nel film si ipotizza di un amico di Pelosi, un certo "Braciola", come reale killer.
Ragazzotti borgatari che uccidono un intellettuale fuori dagli schemi, uno che il Reich lo combatteva con le lettere, il giornalismo, le poesie.
Uno che dava fastidio ai kompagni, i quali, paradossalmente, come è accaduto spesso in questa Italia alla rovescia, fanno fare il lavoro sporco ai "fasci" (di questo vi porteremo molti esempi), anche se, questi esecutori barbari e sanguinari è più corretto chiamarli nazisti, dopodiché, noto che nazismo e comunismo sono in pratica la stessa cosa, i conti tornano.
Pasolini muore così ucciso da balordi minorenni, al soldo di "fasci", che secondo gli autori del film, ammazzano Pasolini perché diceva di sapere chi erano gli autori delle stragi con bombe di quegli anni.
Già, Pasolini, lo sapeva.
Ma uno come lui, senza paura o peli sulla lingua, credete che se avesse saputo, e potuto dire chi erano gli autori, fascisti secondo gli autori del film, dopo aver demolito il nazifascismo con il film su Salò di cui parliamo nel nostro precedente articolo, si sarebbe stato zitto?
O Pasolini non sapeva, ma avrebbe potuto, da fine cervello qual'era, o sapeva perfettamente.
E perché tacere?
Semplicissimo. Era imbarazzante per lui dover ammettere di essere stato per gran parte della vita dalla parte sbagliata. Ed era letteralmente circondato. Male erano i sovietici e i comunisti, peggio erano gli americani che simulavano di proteggerci dal male. E negli anfratti bui si annidavano i nazisti.
Infatti molto probabilmente quelle stragi videro la compartecipazione di elementi comunisti per favorire l'alibi antifascista.
Come in "Vogliamo i colonnelli", vengono sciolti dei cani, aizzati contro la folla, per poi giustificare misure contro i cani stessi.
Contorto? Credete che come lo pensiamo noi non lo abbiano pensato i discepoli di Gramsci?
Una volta creata la "matrice neofascista", grazie al lavoro sporco dei kompagni nazisti, ogni azione contro i veri esponenti del pensiero di Destra era legittimata.
Pasolini questo, forse, lo aveva capito.
Ed infatti lui lo disse in una poesia, quella anch'essa illustrata nel precedente articolo, sui fatti di Valle Giulia.
Pasolini, gay e sordido nelle sue frequentazioni quanto volete, aveva una visione lucida, chiara, di chi fosse la vittima e chi fosse il carnefice.
Egli fu ucciso per questo. Aveva capito che i vari Socialismi, quello democratico, quello cristiano, quello marxista e quello nazionale di estrema destra in Italia ed in Europa nonostante fingessero di combattersi, in realtà cooperavano, tutti assieme appassionatamente contro quei poveri illusi, laici, liberali, liberisti, libertari, che erano convinti del valore efficace della democrazia ed erano convinti che vivessimo nel miglior mondo possibile nel miglior modus politicus possibile, quello democratico. Insomma il mondo dei tre stati socialisti, Eurasia, Estasia, Oceania temuto da Orwell per l'anno 1984 si era maledettamente concretizzato.
Della ottusità italica il poeta ne tenne conto con questi versi, citati anche, ma per gettare fumo negli occhi, anche nel famoso film di propaganda comunista citato all'inizio.
La poesia è chiara, già nel titolo.
Gli Italiani
"L'intelligenza non avrà mai peso, mai
nel giudizio di questa pubblica opinione.
Neppure sul sangue dei lager, tu otterrai
da uno dei milioni d'anime della nostra nazione,
un giudizio netto, interamente indignato:
irreale è ogni idea, irreale ogni passione,
di questo popolo ormai dissociato
da secoli, la cui soave saggezza
gli serve a vivere, non l'ha mai liberato.
Mostrare la mia faccia, la mia magrezza -
alzare la mia sola puerile voce -
non ha più senso: la viltà avvezza
a vedere morire nel modo più atroce
gli altri, nella più strana indifferenza.
Io muoio, ed anche questo mi nuoce."
G.C.

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