domenica 19 marzo 2017

DONALDONE E VLADIMIR, UN ACCORDO IN SALITA

scrivere per un sito non mio è esperienza nuova, vediamo di esserne degni.

Che dire della nuova situazione internazionale?
la geopolitica si muove veloce anche se tutto sembra cristallizzato, con gli attori che cercano un nuovo padrone da servire se il vecchio cade in disgrazia.
Per quanto il complesso potere del complotto sia ancora infastidito dalla vittoria di Trump e, con parsimoniosa acrimonia, tenga i mini fucilieri del Washington Post e del New York Times in perenne puntamento contro il Presidente degli Stati Uniti, il Donaldone avanza con la sua politica.
Dettare l'agenda del G20 dà in un certo qual senso l'idea delle cose che cambiano, con protezionismo sdoganato e lotta al cambiamento climatico accantonato, così il pianto ininterrotto della botteri e delle sue fantasiose visioni, potrà continuare sine die.
Dal punto di vista interno, il tanned continua a tessere la sua tela con i giudici federali, quello delle Hawaii in primis, in modo da stoppare qualsiasi passo verso il blocco immigrazioni, per non rendere troppo popolare Trump alla gente. 
Dopo, un qualsiasi tentativo di impeachment sarebbe preso malissimo dall'elettorato, scavando la fossa del malumore popolare in un modo non più colmabile.
Per questo i tentativi maldestri hanno portato alla pubblicazione di una vecchia dichiarazione dei redditi e ad una battuta con una donna.....stanno vivisezionandolo, ma con pochi risultati.
Il problema è che essendo Presidente in carica, fa politica e detta l'agenda, nonostante l'accordo con la Russia, sia irto di ostacoli profusi anche da fake news.
Questo è anche facilmente spiegabile, avere i due estremi anti-sistema paralizzerebbe tutte le operazioni out borders nei punti nevralgici, facendo ritardare in maniera non conforme quanto era stato già deciso.
La sconfitta militare e mediatica in Siria, vero capolavoro di Vladimir Putin, è costato parecchio a Soros e soci, risparmiandoci però la retorica della prima presidente donna degli Usa, e in quanto donna, bravissima a prescindere. Già mi vedevo volare a capitol city la presidenta e caudatarie, plaudenti e prontissime a chiederlo anche in Italia, con aede volontarie la Gruber, Botteri, Bianca Berlinguer e compagnia cantante. In quel caso peana e cartelli "Hillary is my president", anche se votanti a Somma Vesuviana.
Dalla Siria ad Iraq e Turchia, altre due grande sconfitte dell'occidente, il passo è breve, e la mancanza di qualcosa che si avvicini a strategia rende la cosa complicata, sommandola a Iran e Cina, due fronti dove la Russia è più avanti e al lavoro da tempo.
Il fronte iraniano rende complesso l'avvicinamento del Donaldone a Vladimir, visto che Theran è sempre stata sotto l'orbita prima sovietica e poi russa, e questo verrà fatto pesare dal fronte interno americano e dal vecchio alleato potentissimo degli Stati Uniti. Israele.
Nel mentre Vladimir continua a mietere consensi e vittorie, e i proclami di Erdogan porteranno consensi a medio periodo, quando la gente sarà esasperata da finti migranti e città rese invivibili dalle moltiplicazioni musulmane tramite il ventre delle loro donne, vera arma di distruzione di massa.
Non ha però dimenticato quello che ha fatto Erdogan nè le morti sospette degli ambasciatori russi, ma venendo dal Kgb, sa aspettare, per poi colpire e fare male al nemico.
Le prossime mosse daranno l'angolazione di quanto Donald possa muoversi liberamente, considerando gli uomini Goldman Sachs interni al suo governo.
Una lunga partita di scacchi, con arrocco iniziale, in attesa di qualche fake news che possa far ritornare lo stile di Michelle a gentle must dei telegiornali, in modo da educarci sull'assioma meglio una culona negra di una modella bianca e figa.
come prima puntata direi che possa bastare, sperando di non essere stato pedante

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