lunedì 3 aprile 2017

In Italia vieni assunto col calcetto

Un modo di dire è:

"Evviva la faccia della sincerità".

Se la sincerità di come veramente i progressisti italici hanno deformato la morale, e di come intendono il lavoro ed in che considerazione tengono i meriti e le capacità, sicuramente ha la faccia del ministro Poletti.

Poletti è un pessimo ministro, il peggiore possibile, ma è un progressista sempliciotto.

Non uno di quelli subdoli e infidi che fingono di tollerare i gay per adescarne i voti ed i quattrini, o di quelli che fingono di amare i migranti salvo lucrare i 30 euro/giorno sulla pelle di ognuno di loro.

Lui è pane al pane, banca alla banca.

Lui è quello che dice apertamente e sfacciatamente quello che la razza del PD e affini pensa e complotta nelle camerae caritatis, nelle stanze oscure.

Ed ecco le sue perline di saggezza sinistra. Come quando ci fa sapere che se noi che non abbiamo santini in paradiso ce ne andassimo gli faremmo un favore.

Ce ne siamo accorti che tasse e inaccessibilità del lavoro servivano a farci capire che siamo sgraditi. Ma sentirselo dire ha sempre un altro sapore.

E così ora il compagno di giochi Poletti ci svela il segreto di Pulcinella.

"Più che un curriculum conta giocare a calcetto".

Più o meno suona così la ferrea morale trasmessa a degli studenti in uno dei tanti incontri seminari magnamagna (non tanto nel senso dell'AULA delle università ove spesso tali incontri si svolgono).

E si. Viva la faccetta rossa di Poletti. Uno di impulso. Uno che se lo stuzzichi e si infuria ti aspetti che candidamente dica robe del tipo "lurido fascista dovevamo farti fuori con le volanti rosse".

Uno che spezza il cliché del compagno che ostenta ipocrita superiorità morale.

Una perfetta trasposizione nel mondo reale di quel personaggio inventato, il kompagno Vladimiro della Sezione del PD "Don Mazzi" di Tor Bella Monaca che dice cose del tipo "siamo noi, siamo noi, i padroni dell'Italia siamo noi" oppure "noi o' potemo fa' perché avemo vinto 'a guèra".

Lui ostenta la arroganza del potere che non ha bisogno di consenso popolare.

Ed allora eccoci.

Lo sappiamo tutti che in Italia si viene assunti se ad una partita di calcetto fai amicizia con il dirigente aziendale o politico o locale. Ma diremo di più. Talvolta "amicizie belle e sane" nascono nei postriboli frequentati, magari da trans ed altra variegata umanità.

Sappiamo tutti come si svolgono, al netto di rari virtuosi, i concorsi pubblici e come si superano gli stessi. Di come il posto pubblico passi di madre in figlio o di fratello in fratello.

Ma sappiamo tutti anche che, anche qui al netto di rari virtuosi, le aziende, specie imprese grandi, ma sempre più spesso anche piccole e medie, se operano nel pubblico, hanno a che fare con gare di appalto che si aggiudicano col calcetto o col canestro (tu mi dirai che parlo di basket).

Accade che si assume il figlio di, fratello di, amico di, tessera numero, e così via.

Perché accade che certe aziende in italia coprono semplicemente giri di danaro, valore aggiunto poco o nulla.

Per trovare vere professionalità ci riduciamo ad andare ormai praticamente da artigiani o gente con partita IVA o piccole S.r.l. che ci mettono la faccia e se non fa cose funzionanti non viene pagata.
E troppo spesso se le fa funzionare invece pure! Perché i soldi per pagare chi lavora e produce sul serio non ci sono, o peggio, quei soldi servono per gli amici del calcetto.

Poi però se le aziende nazionali in giro nel mondo le considerano affidabili come un ponte fatto di sabbia provate a chiedere a Poletti.

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